The Mirador: Dreamed Memories of Irene Nemirovsky by Her Daughter By Élisabeth Gille

Summary ´ eBook, PDF or Kindle ePUB ´ Élisabeth Gille

Ho terminato pochi giorni fa la lettura di Jezabel che era stata anticipata, negli ultimi tre anni, dalle letture di Il Malinteso, Il ballo, Due, e Il calore del sangue. Ero piuttosto perplessa. La scrittura è senz’altro scorrevole, invoglia a proseguire, la Némirovsky analizza con precisione certe sfaccettature del comportamento umano, ma trovavo che avesse un limite, proprio il fatto che ad essere analizzate e denunciate fossero solo certe sfaccettature, sempre le stesse: l’amore smodato per il denaro e per il fasto, la mentalità da parvenu che ostenta la propria ricchezza nell’arroganza e nel cattivo gusto, l’atteggiamento - comune a molte donne - da patetica civetta divorata della brama di conquistare e sedurre, il sogno di eterna giovinezza che può spingere all’omicidio, i rapporti freddi tra madri e figlie, figlie che spesso trovano l’unico conforto nelle governanti, i rapporti coniugali basati su una tacita tolleranza ed accettazione dei tradimenti reciproci. Solo a questo è legato il suo successo? Non accenna, lei ebrea, alle persecuzioni, ai pogrom? Nei suoi scritti si limita alla condanna degli atteggiamenti alto-borghesi? Allora ho iniziato a leggere Mirador. Irène Némirovsky, mia madre biografia scritta nel 1992 da Élisabeth Gille, secondogenita di Irène, traduttrice, editrice e solo verso il finire della sua vita, scrittrice. E’ stata una lettura emozionante. Élisabeth Gille racconta con la voce della madre, come se Irène stessa stesse scrivendo la propria biografia. Quelli descritti sono anni colmi di sconvolgimenti politici e sociali in Russia, seguiamo le vicende sue e della sua famiglia nel paese di nascita - ora Ucraina -, i suoi soggiorni da viaggiatrice prima e da esiliata dopo, in Finlandia e in Francia, ma le sue esperienze sono quelle di una donna ricca che può permettersi, nel bel mezzo di rivoluzioni sociali, di badare solamente alle sfumature dei comportamenti umani. La presa di coscienza politica della Némirovsky fu troppo lenta, avvenne solo all’inizio della seconda guerra mondiale. In un’intervista Élisabeth Gille dice: “Nella mia adolescenza, ce l’avevo con lei per via della sua mancanza di coscienza politica. Non era scappata, sebbene avesse avuto la possibilità di farlo, e aveva messo mia sorella e me in pericolo. Siamo state arrestate e avremmo dovuto, a rigor di logica, finire come lei e come mio padre, ad Auschwitz. La sua cecità era criminale. Negli anni Trenta, persino nella sua opera, non era affatto colpita da quanto capitava ai poveri ebrei dei quartieri popolari di Parigi. Mia madre, tuttavia, non era di destra: giustificava la Rivoluzione sovietica. Ma viveva in un mondo privilegiato senza capire cosa accadesse intorno a lei.” La sua tardiva presa di coscienza sarà evidente in Suite Francese, tardiva a tal punto che Suite Francese è rimasto incompiuto perché Irène morì ad Auschwitz prima di poterlo terminare. Avrebbe potuto scrivere grandi cose, era cresciuta.


Ho terminato pochi giorni fa la lettura di Jezabel che era stata anticipata, negli ultimi tre anni, dalle letture di Il Malinteso, Il ballo, Due, e Il calore del sangue. Ero piuttosto perplessa. La scrittura è senz’altro scorrevole, invoglia a proseguire, la Némirovsky analizza con precisione certe sfaccettature del comportamento umano, ma trovavo che avesse un limite, proprio il fatto che ad essere analizzate e denunciate fossero solo certe sfaccettature, sempre le stesse: l’amore smodato per il denaro e per il fasto, la mentalità da parvenu che ostenta la propria ricchezza nell’arroganza e nel cattivo gusto, l’atteggiamento - comune a molte donne - da patetica civetta divorata della brama di conquistare e sedurre, il sogno di eterna giovinezza che può spingere all’omicidio, i rapporti freddi tra madri e figlie, figlie che spesso trovano l’unico conforto nelle governanti, i rapporti coniugali basati su una tacita tolleranza ed accettazione dei tradimenti reciproci. Solo a questo è legato il suo successo? Non accenna, lei ebrea, alle persecuzioni, ai pogrom? Nei suoi scritti si limita alla condanna degli atteggiamenti alto-borghesi? Allora ho iniziato a leggere Mirador. Irène Némirovsky, mia madre biografia scritta nel 1992 da Élisabeth Gille, secondogenita di Irène, traduttrice, editrice e solo verso il finire della sua vita, scrittrice. E’ stata una lettura emozionante. Élisabeth Gille racconta con la voce della madre, come se Irène stessa stesse scrivendo la propria biografia. Quelli descritti sono anni colmi di sconvolgimenti politici e sociali in Russia, seguiamo le vicende sue e della sua famiglia nel paese di nascita - ora Ucraina -, i suoi soggiorni da viaggiatrice prima e da esiliata dopo, in Finlandia e in Francia, ma la presa di coscienza politica della Némirovsky fu troppo lenta, avvenne solo all’inizio della seconda guerra mondiale. In un’intervista Élisabeth Gille dice: “Nella mia adolescenza, ce l’avevo con lei per via della sua mancanza di coscienza politica. Non era scappata, sebbene avesse avuto la possibilità di farlo, e aveva messo mia sorella e me in pericolo. Siamo state arrestate e avremmo dovuto, a rigor di logica, finire come lei e come mio padre, ad Auschwitz. La sua cecità era criminale. Negli anni Trenta, persino nella sua opera, non era affatto colpita da quanto capitava ai poveri ebrei dei quartieri popolari di Parigi. Mia madre, tuttavia, non era di destra: giustificava la Rivoluzione sovietica. Ma viveva in un mondo privilegiato senza capire cosa accadesse intorno a lei.” La sua tardiva presa di coscienza sarà evidente in Suite Francese, tardiva a tal punto che Suite Francese è rimasto incompiuto perché Irène morì ad Auschwitz prima di poterlo terminare. Avrebbe potuto scrivere grandi cose, era cresciuta. Memoir, Biography Elisabeth Gille was only five years old when her mother, Irene Nemirovsky, was taken away to Auschwitz. She never saw her mother again, and had almost no concrete memories of her. She wrote The Mirador in the first person, as if she were Irene telling her own life story. The result is a work that often reads more like a combination of autobiography and history book than a conventional novel.

The book is divided into two parts, with Part I being the stronger of the two in terms of readability. Part I covers Irene's early life in Russia, the family's flight to France in the wake of the Revolution, and several years in France living among other Russian emigres. I've always been fascinated by the history of Russia in the early 1900s, so it was especially interesting for me to learn of the lifestyle and political leanings of her wealthy Russian Jewish family. I could see the parallels in the Nemirovsky family's plight with that of the family in Irene's short work of fiction, Snow in Autumn.

Part II jumps forward in time to World War II, when Irene is a married mother of two daughters, living in rural France. The contrast between her previous life of privilege and her wartime reduced circumstances really stands out. She seems to have clung to the attitudes of the privileged, not believing she would ever be a victim of the Holocaust because of who she was. She had been encouraged by her father and others to go to America long before it was too late, but she was almost scornful of those admonishments. I felt there was a stylistic change between Parts I and II, making Part II a little weaker in narrative flow, although certainly not any less interesting in the particulars of Irene's life story.

The most compelling writing in the book is in the snippets of memory tacked on to the end of each chapter, where we see Elisabeth first as a young girl and then a young woman, living a life overshadowed by the early loss of her mother and the subsequent trauma of the war. [4.5 stars] Memoir, Biography Elisabeth Gille was five years old when her mother was taken to the death camps and didn't return. Her father suffered the same fate. She and her older sister survived when a German officer saw the older girl's blonde hair and told their governess they were not taking any children that night. The governess understood. She and the children disappeared.

Decades later, when she was older than her mother ever became, and although she remembered nothing about her, Elisabeth tried to see the world through her mother's eyes. That attempt is The Mirador. Her mother was the once acclaimed, then forgotten, then reclaimed, writer Irene Nemirovsky. In pre-WWII France, Nemirovsky was greatly admired for her novels such as David Golder, the story of a Jewish banker who loses, then regains, a fortune. Reactions to this novel and Nemirovsky's being published in right-wing journals before her death made her a controversial figure as well as a celebrated writer.

In The Mirador, Gille writes from her mother's point of view about being raised in a secular home of a rich banker where the tenents of their family's heritage were never celebrated. She imagines her mother coming of age during the Russian Revolution, moving back and forth from the gilded cities of Russia as that world crumbled and Paris. Irene is portrayed as preternatural, a wise beyond her years woman child who nontheless has no clue about how dire her family's situation is. Instead, she is wrapped up in resentment of her mother, who spends her evenings with varied men friends while her father travels the world on business, and her books. It is a lovely world, and the fact we know it will soon disappear adds to its poignant elegance.

After the revolution and her family's safe return to France, there is a gap in the story. Now it's 1942 and Irene has married and given birth to two daughters. Their neighbors in the village where they moved are starting to shun them. A daughter needs emergency surgery; one neighbor finally succumbs to human kindness to take the child to another village to find one doctor who finally agrees to perform the surgery, then immediately sends the girl back. The family will lose their Parisian apartment; relatives make one last trip to retrieve some valuables they can sell to live on.

First her husband's employer refuses to help them, then Irene discovers that her belief that they are safe because she is a famous French writer is false. The literary establishment that once embraced her as a talented young woman who came to them from Russia is as unable to stand up to the Nazis as the rest of mainstream French society.

At the end of each chapter is a short look at Irene from the viewpoint of her daughter years later, adding to the feeling of impending doom.

If viewed only as a work of fiction, The Mirador has a flimsy quality to it; its strengths are more in the way of capturing certain scenes such as wintry sleigh rides and helpless aristocrats trapped in a hotel rather than a tightly woven narrative. As a way to try to come to terms with a complicated woman's life and complicated outlook, however, The Mirador is an emotionally open work that makes the reader feel compassion toward its author and her aims. It also sparks new interest in examining all of Nemirovsky's works in a new light, especially her most famous, incomplete work, Suite Francaise.
Memoir, Biography How well do any of us know our mothers save what we have been told and discovered through proximity. Elisabeth Gille was only five years old when her mother, the wonderful novelist Irene Nemerovsky, died in Auschewitz. Through her mother's evocative writings and scant memories, Gille wrote this homage to her mother in 1992, creating an autobiography for her. It reads as smoothly as Suite Francais, thanks in part to this lovely new translation, which is long overdue and only can have the effect of enhancing Nemerovsky's reputation in the English-speaking world. As with the newly translated works of Hans Fallada, this is a view of Europe from within the horrors of the mid-20th century, told only as one who lived it can. It wrenches the heart, particularly when observations are made from the point of view of the child as a child and when she is long past the point of being a child. Memoir, Biography O altfel de biografie - pe fondul contextului socio-politic intre anii 1903-1942, avem ocazia sa vedem lumea prin ochii Irenei Nemirovsky. De la descrierea oraselor in care familia acesteia a fost nevoita sa se mute, pana la dinamica relatiilor familiale si sociale, totul este prezentat cu sinceritate si naturalete. Fara sa existe scene explicit violente, exista totusi o continua senzatie de apasare, de angoasa.

In paralel cu naratiunea Irenei, la inceputul fiecarui capitol ne sunt prezentate scurte imagini/momente din viata celor doua fiice ale familiei Nemirovsky-Epstein - Denise si Elisabeth (cu accent pe Elisabeth).

Dupa aceasta lectura sunt foarte curioasa sa vad cum si despre ce a scris Irene :).

[...] Ce sa mai zic despre epoca mea, cu revolutii, pogromuri si nesfarsite razboaie, cu tineri sfartecati, ingropati pentru totdeauna in pamantul rece sau haraziti infirmitatii pe viata si mizeriei? Ce sa spun despre propria-mi soarta nesigura?

Cand acest oribil razboi se va termina, oricare i-ar fi sfarsitul, faptele vor fi deformate, iar adevarul, care nu cunoaste nici negrul, nici albul, va fi violentat de comentatori intr-un fel sau altul, dupa cum o sa fim invingatori sau invinsi.

[...] Jur acum, oricat de justificata mi-ar fi ranchiuna, sa nu mai invinovatesc niciodata o masa de oameni, oricare ar fi rasa, religia, convingerile, prejudecatile, greselile.


Memoir, Biography

The

Elisabeth Gille's imagined memoir of her mother, Russian-Ukrainian novelist Irene Nemirovsky, has been translated from its original French by Marina Harss.  Of Gille's curious mixture of fact and fiction, The Nation comments that she is 'not interested in defending her mother's reputation.  Instead, she sets out to live in her mother's head.'

Gille was only five years old when her mother was arrested by the Gestapo for being Jewish.  Nemirovsky had spent over half of her life in France after moving around Europe a lot with her parents, trying to escape the fallout from the Russian revolution.  Gille, understandably, 'grew up remembering next to nothing' about her mother, who was 'a figure, a name, Irene Nemirovsky, a once popular novelist, a Russian emigre from an immensely rich family, a Jew who didn't consider herself one and who even contributed to collaborationist periodicals, and a woman who died in Auschwitz because she was a Jew.  To her daughter she was a tragic enigma and a stranger.'  Both of Gille's parents were killed in Auschwitz; she and her sister Denise only survived because they were taken into hiding.

In her acknowledgment at the start of the book, Gille writes that her work 'was imagined on the basis of other books' - namely those which her mother wrote.  She goes on to say that all of the letters and citations which have been included throughout The Mirador: Dreamed Memories of Irene Nemirovsky by Her Daughter are authentic, and have been taken from unpublished notes. Gille has attempted, throughout, to capture her mother's own writing style, and consequently the entire book is written from the imagined perspective of Nemirovsky.  The volume, published in English by NYRB, also includes an interview with Gille, and an afterword written by Rene de Ceccatty.

The Mirador has been split into two sections - November 1929 and June 1942.  The first part takes place in Kiev and St Petersburg.  Here, during Nemirovsky's childhood, there were 'pogroms and riots, parties and excursions, then revolution'.  At this point, Gille writes: 'For me, if Finland is winter and St. Petersburg, with its yellow mists shrouding the shores of the Neva is autumn, then Kiev is summer.  We were not yet rich when we lived there, just well-to-do.'  The family eventually settled in Paris, the place where Nemirovsky felt most content.  In these imaginings, particularly of Nemirovsky's early life, her own mother appears to be a floating figure, flitting around to give orders, and giving much of her attention to clothes and 'the season', rather than to Irene.

The imagined memories of Nemirovsky are interspersed with brief snapshots of the author's life when she was small.  In May 1920, for example, she 'pulls at her mother's sleeve; her mother is standing in the middle of the courtyard, reading.  The young woman shifts the book, pushes back her glasses, and smiles.  Her tender, myopic gaze caresses the child distractedly.  The child wrinkles her brow, releases the sleeve, and moves away.'

Gille's echoing of her mother's prose style has been lovingly handled, and feels relatively authentic throughout.  I had to keep reminding myself that I was essentially reading a work of fiction.  Like her mother's, Gille's writing is poetic and layered, filled with gorgeous and striking imagery.  Every sentence is in some way evocative, and her sentences are beautifully crafted.  A real sense of place and time have been deftly assembled.  When on a cruise down the River Dnieper, undertaken when Nemirovsky was quite young, for instance, Gille composes the following: 'In the immensity of the Russian sky, the moon looked green, touched by the dying rays of the setting sun and crisscrossed by spectral clouds that slid over its white surface, leaving behind a trail of dark shadows.  The silver domes of the church of Saint Andrew, which we had just passed, still glimmered faintly among the trees.  The immense branches of the forest, which descended to the very edge of the river, draped the shoreline in darkness, but the middle of the current was dappled with metallic-coloured spots as far as the eye could see.'  The historical and social contexts have been well set out too, and unfolds alongside Nemirovsky's own life.

The Mirador was not quite what I was expecting, and it is certainly unlike the majority of memoirs and biographies which I have read to date.  It was unusual, and I enjoyed the way in which Gille has approached her work.  There are some problems with the narrative, however.  It tends to jump around in place and time with no warning, and can be a little jarring in consequence.  The Mirador does, however, really come together.  It is both mesmerising and memorable, and I very much admire what Gille set out to do here.  The Mirador is vivid and sometimes quite surprising, and highlights a highly tumultuous period of history, and its effects upon one rather remarkable woman. Memoir, Biography This is a remarkable book - I've never read anything quite like it. Elisabeth Gille was naturally enough troubled by the utter blindness of her mother Irene Nemirovsky, a very successful novelist, to the dangers posed to her and her family by the Nazis while there was still time to flee from France. Elisabeth and her sister only barely escaped joining their parents in Auschwitz.

Many decades after the war Elisabeth Gill set out to write this fictional autobiography of her mother. The scenes set in the prosperous world of Tsarist Russia are very, very vivid and then she moves on to the period of her mother Irene's exile in a small French village. In this fiction, Irene comes to realize her terrible mistake but in reality in seems possible that she never did up until the moment she was sent to her death. Irene was simply so totally in love with French culture that she could not see that her Russian Jewish roots were what would define her to the French and German anti-Semites, and that love nearly led to her children's death along with her own and that of her equally naive husband. A wondrous book that should be read by anyone who appreciates Nemirovksy's fiction. Memoir, Biography Quella della Nemirovky è una biografia particolare: si tratta di un libro scritto in prima persona ma le parole escono dalla penna della secondogenita di Irène, Elizabeth Gille. E' un aspetto che si percepisce immediatamente, per quanto Gille dia conferma del proprio talento, quello della madre fu sicuramente superiore e lo stile, in particolare, molto diverso delle due ha fatto in modo che la scelta della prima persona singolare non mi abbia convinta del tutto. Probabilmente avrei preferito un biografia classica, senza il bisogno di andare ad impersonare la propria madre, ma si tratta di un gusto del tutto personale.

Il testo si divide principalmente in due parti: la prima è dedicata in particolare ad una buona ricostruzione storica del periodo che va dalla fine della Grande Guerra all'inizio della Seconda Guerra mondiale con, nel mezzo, accenni alla rivoluzione russa e al malcontento popolare. Ovviamente si concentra maggiormente sulla visione ebraica della storia e quello che viene caratterizzato a dovere è il mondo borghese della suddetta comunità. Questa prima parte è molto più generica, non sono molti secondo me gli episodi che raccontano l'infanzia della Nemirovsky e soprattutto quel rapporto conflittuale, ormai noto, della scrittrice con la madre Fanny non è stato trattato a dovere; giusto qua e là si accenna ad episodi che mettono le due figure in contrasto ma mi aspettavo che fosse molto più trattato.
Stesso discorso vale per il marito: il salto temporale tra la prima e la seconda parte è proprio caratterizzato da quegli anni che videro l'incontro con il futuro marito; non si racconta praticamente nulla del loro incontro, della loro conoscenza graduale e del loro matrimonio. Si passa dalla ragazza spensierata e in lotta con la propria madre alla donna ormai sposata e madre di due bambine in lotta contro la patria che la tradirà.

La seconda parte invece l'ho trovata molto più coinvolgente della prima: la Nemirovsky ha lasciato Parigi per rifugiarsi in un piccolo paese lontano ormai da amici e conoscenti ma soprattutto lontano dalle voci che piano piano raggiungo l'intero paese. Mi è piaciuta questa figura che fino all'ultimo ha combattuto per le proprie figlie, nonostante anche l'abbandono di amici che mesi prima le erano accanto la sua speranza non è mai venuta meno e soprattutto l'amore verso il paese che un tempo l'aveva salvata non ha mai vacillato, questo mi ha colpito soprattutto di lei: l'infinito credo, l'amore per la Francia, un amore cieco che non le ha permesso di vedere la verità, quel futuro buio che le si stava proiettando davanti. Aveva la possibilità di lasciare il paese e partire per l'America dove il padre l'avrebbe accolta ma lei decise di fidarsi di quella che riteneva la propria casa, la sua nazione. Mai scelta fu più sbagliata.

Una cosa curiosa che ho apprezzato molto sono i piccoli frammenti in corsivo che aprono ogni capitolo: quelle poche frasi appartengono alla vera Elizabeth Gille e raccontano la sua storia, dalla nascita al presente della propria vita.
Insomma, questa è una biografia che mette a conoscenza il lettore della vita troppo breve dell'autrice ma che personalmente avrei apprezzato maggiormente se alcuni dettagli ed episodi fossero stati trattati in modo più approfondito; certo capisco che non deve essere stato facile con a disposizione solo i ricordi della sorella maggiore di Elizabeth e della non cospicua documentazione su Iréne.
Nonostante alcune mie perplessità è un romanzo che si legge volentieri, pieno di sentimenti e di una forte malinconia che traspare dalle pagine, è un romanzo che gli amanti di Irène Nemirovsky difficilmente potrebbero non apprezzare e che ha il grande pregio di voler (ri)scoprire ogni singola opera di un'autrice dalla penna poetica.

Voto: 3.5
Memoir, Biography I have been a huge fan of Irène Némirovsky since I learned of her existence, and her fate, in 2004, with the appearance of a long-hidden manuscript of her final novel, Suite Française. Némirovsky was a fabulous story-teller, and I recommend all of her work. However, this fascinating book was written by her younger daughter. It tells the story of Némirovsky's life--from birth to her deportation from France and murder at Auschwitz in 1942--but in first person, from the perspective of Némirovsky herself. Though nearly all of it is told in exposition, making it very dense, even tiring, reading at times, rich, detailed descriptions make vivid the turbulent times and circumstances that formed this great writer, and brought about her tragic, criminal demise. Memoir, Biography Ottobre 1991
La bambina non lo è più da molto tempo. Alla sua età potrebbe quasi essere la madre della propria madre, che ha trentanove anni per l'eternità. Ha compiuto il lungo viaggio e rievocato l'irrevocabile. Ora dice a se stessa: A partire da questo limite, nessuno, nemmeno le sue figlie, può seguirla.
E lascia parlare la Storia.

Non si può chiudere questo libro senza sentire un nodo alla gola o, se si è più inclini alle lacrime, sentirle scorrere e rigare il proprio viso.
Élisabeth Gille, secondogenita di Irène Némirovsky, regala al mondo quest'autobiografia sognata della madre Irène, morta ad Auschwitz a soli trentanove anni, quando lei ne aveva solo cinque e la sorella Denise dodici.
Ma soprattutto è un regalo che fa a se stessa, quello di accogliere finalmente la memoria di una madre che ormai è destinata ad esserle per sempre figlia.
Per chi conosce la produzione letteraria della Némirovsky questo scritto non aggiungerà niente di nuovo, sarà solo un modo per ripercorrere le sue opere e incasellarle cronologicamente nella vita dell'autrice, comprendendo, una volta per tutte, che l'Irène scrittrice e l'Irène donna sono una sola ed unica persona.
Irène, cara Irène, testimone luminoso di tutte quelle vite bruciate dall'umana follia.
Nei miei momenti di infantilismo, faccio assegnamento sulla profezia di Nostradamus, che per il 1944 prevede la fine delle nostre sciagure. Ma sarò ancora qui fra due anni?

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27 Agosto 2011
Era ora!
Finalmente è stato tradotto Le Mirador la biografia di Irène Némirovsky scritta dalla figlia Élizabeth.
Io l'ho già acquistato su Amazon, anche se per averlo dovrò aspettare che arrivi Settembre.
Non finirò mai di ringraziare Lucifer* che me l'ha segnalato.

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Qualche tempo fa, in conclusione al mio commento a Un bambino prodigio scrivevo:
Mi aveva colpito molto la prefazione a questo breve racconto: scritta in maniera impeccabile, appassionata, assolutamente esaustiva, tutto questo in poco meno di cinque pagine. Il nome, Elizabeth Gille, al momento non mi diceva nulla - Sarà una scrittrice - ho pensato. Poi mi è venuta un'illuminazione, che solo qualche minuto fa ho potuto verificare: Elizabeth Gille era la secondogenita di Irène Némirovsky. Non era solo un'autrice che parlava di una scrittrice riscoperta, ma una figlia che raccontava ai lettori di una madre perduta.

Qui c'è la prefazione di Elizabeth Gille Memoir, Biography

A New York Review Books Original
 
Élisabeth Gille was only five-years-old when the Gestapo arrested her mother, and she grew up remembering next to nothing of her. Her mother was a figure, a name, Irène Némirovsky, a once popular novelist, a Russian émigré from an immensely rich family, a Jew who didn’t consider herself one and who even contributed to collaborationist periodicals, and a woman who died in Auschwitz because she was a Jew. To her daughter she was a tragic enigma and a stranger.

It was to come to terms with that stranger that Gille wrote, in The Mirador, her mother’s memoirs. The first part of the book, dated 1929, the year David Golder made Némirovsky famous, takes us back to her difficult childhood in Kiev and St. Petersburg. Her father is doting, her mother a beautiful monster, while Irene herself is bookish and self-absorbed. There are pogroms and riots, parties and excursions, then revolution, from which the family flees to France, a country of “moderation, freedom, and generosity,” where at last she is happy.

Some thirteen years later Irène picks up her pen again. Everything has changed. Abandoned by friends and colleagues, she lives in the countryside and waits for the knock on the door. Written a decade before the publication of Suite Française made Irène Némirovsky famous once more (something Gille did not live to see), The Mirador is a haunted and a haunting book, an unflinching reckoning with the tragic past, and a triumph not only of the imagination but of love. The Mirador: Dreamed Memories of Irene Nemirovsky by Her Daughter